LINEE GUIDA POC – TANTI PRINCIPI E POCA SOSTANZA
LINEE GUIDA POC – TANTI PRINCIPI E POCA SOSTANZA

Nell’ultimo consiglio comunale sono state presentate dall’Amministrazione le linee guida per la redazione del POC, il documento che definirà gli interventi urbanistici da realizzare nei prossimi anni.
Ancora una volta, però, dobbiamo constatare che gli annunciati cambiamenti di rotta rispetto alle politiche urbanistiche degli anni passati, che hanno devastato parte del nostro territorio, non sono stati mantenuti.
Non c’è traccia della “revisione sostanziale” del PSC, piano strategico comunale, che in campagna elettorale il PD aveva detto di voler attuare, nè di una reale politica di “riqualificazione dell’esistente” in grado contenere il consumo del suolo e di migliorare quanto già urbanizzato in modo carente e caotico in passato.
In questo contesto attribuire al POC obiettivi quali una “visione strategica”, la “sostenibilità ambientale, economica e sociale” o ancora la “valorizzazione delle qualità storiche paesaggistiche e culturali del territorio” come dichiarato nelle premesse, appare come un’operazione di mera propaganda!
Entrando nel merito delle linee di indirizzo, salta agli occhi che l’idea di città di questa amministrazione è una pura constatazione della situazione esistente che si concentra sul capoluogo, marginalizzando le frazioni e che affronta superficialente i problemi esistenti.
Ad esempio, per quanto riguarda il Capoluogo, una seria politica di riqualificazione per noi andrebbe fatta:
1) definendo un piano della mobilità in grado di dare una soluzione ai problemi connessi alla viabilità di attraversamento del centro, di consentire la fruizione ciclo-pedonale e di organizzare adeguatamente il parcheggio e l’accoglienza a ridosso delle aree centrali;
2) definendo un piano globale di riqualificazione urbana che valorizzi il centro storico ma intervenga anche sui quartieri carenti dal punto di vista dei servizi e del paesaggio ;
3) definendo un piano per lo sviluppo economico finalizzato alla riqualificazione e ampliamento dell’offerta turistica e culturale e alla promozione dello sviluppo del terziario avanzato.

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Un caso emblematico di quanto il POC non sia uno strumento per la “riqualificazione diffusa del territorio” è quello della riconversione dello stabilimento Buzzi-Unicem nella frazione di San Michele dove si delinea un intervento circoscritto all’area industriale che non risolve i problemi del resto della frazione. Per noi al contrario la riqualificazione della Buzzi Unicem deve invece essere l’occasione per riqualificare l’intero abitato finalizzando l’intervento:
1) al recupero ambientale dell’area in prossimità del fiume mediante la rinaturalizzazione e gli usi agricoli,
2) al riutilizzo dell’archeologia industriale esistente con l’esclusione tassativa della realizzazione di aree produttive
3) alla riqualificazione delle aree residenziali esistenti mediante la realizzazione di nuove piazze e servizi nonché alla soluzione dei problemi della viabilità di quartiere.

Paradossale infine la contraddizione lampante tra quanto dichiarato in merito alle aree per insiedamenti produttivi, dove si afferma che le esigenze del sistema produttivo non sono più legate alla realizzazione di nuove lottizzazioni e la cartografia del POC nella quale viene mantenuta la previsione dell’area del “Triangolone”. Oltretutto senza alcuna considerazione, a dispetto della disponibilità esplicitamente dichiarata, nei confronti delle richieste di quei proprietari di aree edificabili che vorrebbero ricondurle alla destinazione agricola e che per anni hanno inutilmente pagato tasse su terreni edificabili.
Che dire: al di là dei proclami siamo sempre di fronte ai soliti pessimi comportamenti di sempre!!

buzzi

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